mercoledì 10 settembre 2008

Caro libro fascista


Caro libro fascista, almeno tu eri più sincero nel manifestare le tue intensioni, quando apponevi il sigillo lettorino sulle tue prime pagine ed inneggiavi il duce.
Una persona poteva anche odiarti, ma almeno aveva di fronte chiaramente il nemico.

Adesso il nemico è diventato più subdolo e si nasconde anche tra le tue pagine, caro libro, in maniera da creare confusione, da toglierci riferimenti precisi contro cui eventualmente scagliare il nostro dissenzo, da creare malafede, diffidenza e paura.

Prendo spunto da un articolo di Peter Gomez, dove si denuncia che la nuova cultura on line scolastica è chiaro appannaggio e di stampo berlusconiano, o di regime se vogliamo essere chiari, con addirittura una rivisitazione dei grandi dittatori, che da criminali dell'umanità diventano indiscusse figure da approfondire e dalle quali imparare.
Chi potrebbe pensare altrimenti ad un Hitler come un bravo ragazzo che intesse la sua filosofia di vita sulla base della spiritualità, la stessa, tra l'altro del Dalai Lama?

La questione caro-libri scuola ecco allora che trova la sua giusta collocazione nell'ottica dell'informazione manipolata e ambigua, nell'ottica della creazione di una cultura di regime.

I libri che rimangono nelle case di molte famiglie italiane, purtroppo, sono solo i libri di scuola. Essi sono considerati come vere e proprie Bibbie del sapere a cui far riferimento, spariti quelli, per molti rimarrà solo la tivvù a far da insegnante.
Quando un insegnante, per esempio, si discosta da ciò che il libro di testo dice, veloce si alza l'accusa da parte degli studenti, che indicano l'insegnante come non preparato.

Non a caso a suo tempo, seguendo un sito di un ragazzo appena uscito dalla scuola, che accusava gli insegnanti di essere impreparati, ho voluto mettermi in contatto con lui, chiedendogli rispettosamente in base a quali criteri poteva affermare che un insegnante fosse impreparato. Era una sincera curiosità, gli ho scritto, per capire, veramente come venisse percepita la figura dell'insegnante dall'esterno.
Non mi ha risposto.

La questione dei libri di testi adottati nella scuola, per me, non è una questione marginale.

La stampa invece propone la questione del caro-libri, come una colpa degli inseganti che dispongono l'adozione di libri eccessivamente costosi.

Il Ministro tiene a precisare che per evitare di pesare sulle famiglie si è vista la necessità di mettere un tetto massimo di spesa, oltre la quale non si può andare, per contenere quella brutta abitudine degli insegnanti di voler adottare libri di testo costosi.

Mi sembra doveroso chiarire che un insegnante basa la sua scelta del libro di testo in relazione ad altre cose, ben più importanti, che però non vengono mai menzionate, come la qualità, i contenuti, la portata didattica, tutti aspetti mirati al rendere migliore la preparazione degli studenti.

Caso mai dovrebbero essere le case editrici ad essere responsabili.

Ma la legge 133/2008 adirittuta si trova nella posizione non solo di voler mettere un tetto per contenere le spese, ma adirittura di ridurre a zero la spesa sui libri, affinché entro il 2011 le edizioni cartacce siano sostituite da versioni on line dei libri di testo.

In realtà i libri di testo hanno poco a che vedere con insegnanti "spendaccioni", che dalla stampa trapelano come coloro che, senza una motivazione reale, si dilettino a scegliere i libri di testo scolastici in base al capriccio del momento.

Nel dettaglio però ci sono anche altri molti aspetti particolarmente utili ed interessanti che mostrano a cosa possa essere utili tutta questa denuncia del caro-libri.

Partendo dal presupposto che la funzione prima della politica (quella logicamante ispirata esclusivamente al profitto personale) si muve lungo tre tappe: creare un problema, attendere la reazione della società, fornire la propria soluzione (nella speranza di mantenersi l'appoggio necessario per esistere).

Le principale case editrici di libri scolastici sono Mondadori e Le Monnier che, non a caso, sono di proprietà di Berlusconi.

Gli autori, che di norma sono un docente universitario e uno o due docenti di scuola superiore percepiscono come diritti d'autore solo dal 3% al 5% del prezzo, il resto va logicamente alla casa editrice.

Ultimamente i libri, soprattutto quelli di storia del Novecento, ma che sconfinano anche nel 2000 e più, argomentano i loro contenuti in una maniera tendenziosa.

In questi libri si aggiungono pagine su pagine di attualità: attentato alle torri gemelle, terrorismo fondamentalita e Silvio Berlusconi sorridente, talvolta definendo questa come l'era berlusconiana.

L'infiltrazione nell'istruzione scolastica non è secondaria, ma se fino ad ora, nonostante dopo lunge analisi sulla qualità dei libri di testo, un insegnante poteva scegliere almeno tra più libri, magari un po' meno di parte, anche se costosi come gli altri,

ecco la legge-gelmini che riduce il cartaceo a favore dell'on line, sicuramente più economico e meno costoso delle case editrici, tutto profitto.

Ma dietro la cultura on line, chi portrebbe essere impegnato nella grande opera di riscrittura della storia?
Chi, se non che berlusconi ed i suoi amici?

Due versioni dell'articolo, uno dal sito "Voglio scendere" di Travaglio, qui, l'altro dall'Espresso [di proprietà di Berlusconi] qui.

Mi auguro che le poche case editrici non ancora di Berlusconi possano accedere alla loro diffusione tramite internet.

I tre step sono al completo.
Si crea il problema : il caro libri,
si attende una reazione : famiglie disagiate per il caro-libri,
si trova la soluzione : si economizza con libri in cui si riscrive la storia in base a chi detiene il potere.

Prossimamente scannerizzerò le pagine di storia sull'attualità del libri di testo di storia del Novecento che dovrà restare in adozione per cinque anni, per essere poi sostituito per gli approfondimenti dalla versione on line. Il libro è delle Edizioni Mondadori.

4 commenti:

Max C ha detto...

Per quanto riguarda il caro libri proprio quest'anno ci sbatterò il muso. Sui contenuti non ti posso ancora dire e mi fido di quello che dici. Mi fido e sono sicuro che sia così perchè è già stato un argomento trattato dal precedente governo Berlusconi. Il tentativo reazionario di rivedere la storia è ben noto anche fuori dall'Italia.
Per il resto sono ben contento che si voglia parlare dei dittatori in modo che gli errori del passato non vengano reiterati, altrimenti la storia non servirebbe a nulla.
In ogni caso per fortuna, on line esiste la possibilità di approfondire gli avvenimenti e sentire le diverse campane, difficile che riesca a passare un'informazione di regime o quasi ormai. Non riescono quasi nemmeno la Cina o l'Iran a censurare le informazioni !!! Io sono moderatamente ottimista che non accada.

Pape Satan Aleppe ha detto...

Minchia !
L'articolo di Travaglio mi era sfuggito: d'altronde l'avevano promesso che avrebbero riscritto i libri di storia: addirittura una video enciclopedia ...
Sarebbe bastato riproporre i filmini della LUCE (dei quali vado pazzo) e avrebbero speso meno.
Che possiamo fare? Resistere attraverso l'unico nostro mezzo: la nostra rete di denuncia e di informazione e forse, se ci sarà bisogno, anche di cultura della nostra resistenza.
Bel post, continuiamo, e vigilanza!

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Hai letto anche tu David icke? Comunque stanno facendo di tutto e faranno di tutto per riscrivere in maniera diversa la storia.
Che schifo Italia.
un caro saluto.

LaPina ha detto...

grazie per questo post con cui mi trovo più che d'accordo. Volevo solo chiederti una cosa, su cui ho ei dubbi.Ho letto le due versioni dell'articolo che hai linkato che avevo già letto la settimana scorsa sull'Espresso "cartaceo" e non so se sono ubriaca ma mi sembra che in stampa sia andata proprio la versione integrale del pezzo di Gomez..m riservo di controllare-smpre se trovo la copia!

volantino, “Perché lottiamo” – 1976

Perché?

– Perché intervenire in un quartiere occupando una casa con appartamenti vuoti da anni?

– Perché opporsi alla speculazione edilizia?

– Perché creare un centro sociale dove tutti si possano incontrare e discutere di vari problemi liberamente?

– Perché rifiutare una società che di fatto elimina i rapporti fra gli individui e gli crea delle città che sono alveari?

... per una società senza servi e senza padroni.