lunedì 9 giugno 2008

Intercettazioni telefoniche

Finalmente : Molestie, Ricatti e Riscatti comodamente in pantofole, seduti sulla poltrona preferita di casa propria.

domenica 8 giugno 2008

venerdì 6 giugno 2008

Campagna Contro il Padre Silente


A mio padre


colto da pigrizia senile e dal morbo della pensione.


Eppur mi scrivevi: ho ancora le lettere da quand'ero una infante (in cui mi promettevi un tappeto volante – che non ho mai avuto) a quand'ero adolescente (in cui mi minacciavi per la scarsa igiene in cui versava la ns abitazione – che mi ha dato robusti anticorpi).


Ma ora taci. Taci. Tacerai tra mill'anni, non ora.


Lascia che la parola si impossessi di te!


Foss'anco solo per ricordarmi la maglietta della salute.


Minaccia numero 1 – Qualora perduri il silenzio mi vedrò costretta a postare una delle tue peggiori fotografie.

giovedì 5 giugno 2008

Alice nel Paese delle Meraviglie



Stanotte ho ancheggiato troppo ed ora mi fanno male le ginocchia e la notte porta coniglio e il coniglio dice presto che è tardi e ieri era presto e stamani era tardi e sono andata a lavoro ed ora ho gli occhi pieni di sonno.

mercoledì 4 giugno 2008

Una mattina Così

Non so, questa è partita una mattina così. Non mi sono alzata. La solita ingrata mattina incastrata nel letto a pensare ai miliardi di cose da poter fare, senza la minima voglia di farne nemmeno una.

Incastrata tra quattro cuscini, il portacenere, le sigarette, la settimana enigmistica e la caccia all'accendino, che pare si muova da solo.

Queste non sono riflessioni, non sono storie, non sono nemmeno uno di quei diari liberi in scioltezza che vanno tanto di moda, in cui le persone si divertono a narrare le cose più scabrose di sé.

Potrebbe essere noia, ma rovinerebbe il romanticismo; potrebbe essere apatia, ma già il fatto stesso di farlo si negherebbe da sé.

E' solo il fatto che la vita che scorre mi dà ansia, l'ansia del niente.

Ed in qualche maniera mi viene il bisogno di fare qualcosa, una cosa qualsiasi che mi impegni, ma non comporti oltre che il mio superfluo pensare.

Accendo un'altra sigaretta, sento dei passi nella strada di sotto.

Anch'io avrei voglia di uscire, ma non so dove andare, i posti che mi piacciono me li sono giocati tutti più volte e quelli che ancora mancano alla lista sono proprietà private, ingabbiate da cancelli, reti metalliche e siepi, cartelli enormi, giganteschi divieti di sosta e transito.

Leggo le notizie e le sento distanti, così come sento distante la controinformazione: immondizia, delitti della porta accanto, immigrati, fame nel mondo, frodi e culi di attrici.

Mi sembra il Carnevale, dove la cartapesta diventa plastica, problema di riciclo e tette al silicone: il petrolio aumenta e gli israeliani sono incazzati.

Mio padre dice che è meglio fregarsene del mondo.

Così penso al cavallo ed immagino gli azionisti impegnati in una corsa alla biada; al fuoco e al girarrosto; la zuppa di verdura bollita; progetto un orto; il ripristino dei mulini e la pasta fatta in casa; un cane e una mucca.

Mi piace l'autarchia, il mio nuovo Medioevo.

martedì 3 giugno 2008

Ci stiamo robotizzando?


Un terribile dubbio: e se i robot fossero la nostra evoluzione?

E' la percezione che rimbalza, semplicemente. O qualche vuoto filosofico. O qualche vuoto storico, letterario, culturale o spirituale...

Tendendo le orecchie alla gente, si odono grida, critica, grida, scandalo, ignoranza, insolenza.

Siamo una società ignorante. Punto. Se ne lamentano tutti. Non ci sono basi.


L'altro giorno, in una commissione qualunque d'esame, segreto d'ufficio, di un esame di qualifica professionale qualunque, una qualunque insegnante gridava di fronte ad un'ortografia un po' rionale.


Se fosse stato oggi sarei stata più clemente.


Oggi per caso sono finita in un sito in cui si propone una nuova forma di scrittura, usando il termine creativa senza parsimonia, collettiva piattaformizzata: si crea un database di aggettivi che qualifichino, ad esempio, un personaggio o un paesaggio e combinando tra loro i vari concetti, oplà il romanzo.


La mia ricerca ha voluto che vi arrivassi tramite la parola realismo.


Mi son cozzate le idee: ma la realtà allora è veramente tutta così piattoformizzabile, catalogabile in tantissime varianti, tutte combinabili come i numeri a lotto?


Da qui son partita... al mondo formattato in una summa di variabili preorganizzate.


Un enorme magazzino a cui, l'uomo, tempo permettendo, sta lavorando al fine di mettere in un ordine tutte quelle peculiarità che ancora ad oggi, o almeno per me, sembrano così incasinate.


Le parole per esempio, basti prendere le lettere, combinarle tra loro, originare parole ed abbinarle insieme in base alle ferree regole della ortografia, sintassi, punteggiatura, grammatica, lessico, registro linguistico, periodo.


Mi viene in mente: e la creatività, che diventa allora? La capacità di scelta di una variabile?


Mi vengono in mente percorsi e strade non altrimenti percorribili se non che nella direzione di una mente estremamente logica, matematica, organizzata: fine dell'imprevisto.


Roboticamente il navigatoresatellitare ci porterà dritti alla metà: niente più ritardi, errori di percorso o code impreviste.


Niente più scoperte.


Niente più errori.


Forse è un problema di identità, ma la cosa che più mi piace fare ultimamente è perdermi per le strade, imboccarne una che non so dove porti, fare due giri, ritrovare una via familiare e perdermi di nuovo.

E il prossimo tema che assegnerò ai miei studenti: Scrivi ciò che pensi come lo pensi.


volantino, “Perché lottiamo” – 1976

Perché?

– Perché intervenire in un quartiere occupando una casa con appartamenti vuoti da anni?

– Perché opporsi alla speculazione edilizia?

– Perché creare un centro sociale dove tutti si possano incontrare e discutere di vari problemi liberamente?

– Perché rifiutare una società che di fatto elimina i rapporti fra gli individui e gli crea delle città che sono alveari?

... per una società senza servi e senza padroni.